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Guinea-bissau 

Nel nome della fratellanza

Nelle scuole comunitarie di Bissorã e Mansoa, i bambini disegnano mani intrecciate,

segno di solidarietà e di unione, nonostante le divisioni politiche e le tensioni seguite al colpo di Stato

di Anna Pozzi

Se gli parli di pace, disegnano mani che si intrecciano. Nei villaggi della Guinea-Bissau, dove la vita scorre in modo molto tradizionale, secondo i ritmi del tempo e delle stagioni, nulla sembra perturbare l’armonia ancestrale. Eppure, anche in questo piccolo Paese dell’Africa occidentale, non mancano tensioni e paure. Oggi, più che mai si respira un senso di precarietà e insicurezza, dopo l’ennesimo colpo di Stato di fine novembre 2025. La giunta militare ha annullato con la forza delle armi l’esercizio democratico di partecipazione messo in campo dai cittadini, che si erano recati massicciamente al voto, per esprimere una volontà di cambiamento. Ma il cambiamento non solo non c’è stato, ma i militari si sono impossessati del potere, sparando nelle strade di Bissau e incarcerando oppositori e manifestanti.

Paura, incertezza, mancanza di prospettive… Molte famiglie, anche nelle zone più remote del Paese, si sono trovate nuovamente a fare i conti con una situazione di cronica instabilità che peggiora le condizioni di povertà e arretratezza già molto gravi.

Per i bambini - e soprattutto per le bambine - questo significa spesso dover abbandonare la scuola per dare una mano in casa, nei campi, al mercato. Ciascuno deve fare la propria parte per la sopravvivenza della famiglia. Ma mancanza di educazione significa mancanza di futuro. In un Paese dove circa la metà delle donne adulte è analfabeta, le bambine continuano a subire pesanti discriminazioni nell’accesso all’istruzione. Va peggio per chi è affetto da qualche forma di disabilità, che spesso ne viene completamente escluso.

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Eppure, nonostante la situazione economica difficilissima e le forti tensioni, la popolazione guineana continua a dimostrare una grande forza positiva, che le permette non solo di resistere, ma anche di testimoniare quotidianamente  gesti di solidarietà e di umanità.

«Fratellanza è il primo nome della pace qui in Guinea-Bissau - racconta suor Anna Marini, missionaria dell’Immacolata, che coordina 12 scuole comunitarie nella zona di Bissorã e Mansoa -. È qualcosa di profondamente radicato nel cuore della gente, che permette di superare le divisioni e si fa voce profetica in un mondo segnato da conflitti e muri alzati».

Fratellanza è quello che disegnano i bambini quando si parla di pace. Perché è solo nell’armonia della comunità che si può vivere in pace. È qualcosa che respirano sin dalla nascita. La fratellanza non è legata al sangue: è qualcosa che si costruisce nella relazione. È l’individuo che diventa autenticamente persona solo nell’incontro con l’altro. È il senso dell’insieme, al di fuori del quale il singolo non esiste. È l’armonia del tutto che permette di andare oltre le divisioni, di ricucire ferite e di riconciliare le offese.

I bambini che frequentano le scuole comunitarie di suor Anna sanno poco del colpo di Stato, ma ne hanno subito i contraccolpi negativi: scuole chiuse, famiglie in ansia, qualche parente improvvisamente “scomparso”… Sono orgogliosi del loro Paese: tutte le mattine, nel cortile della scuola, fanno l’alzabandiera. Ma sono orgogliosi soprattutto di essere un popolo unito, che intreccia le mani per sostenersi a vicenda, nonostante l’ottusità di chi li vorrebbe mettere gli uni contro gli altri.


Suor Anna Marini, i maestri e le maestre delle scuole comunitarie di Bissorã e Mansoa hanno realizzato numerosi laboratori creativi e ci hanno mandato questi e molti altri disegni. Grazie!!!

Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi 

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