padre gabriel romanelli
«Le armi sono dannose e trasformano i bambini in orfani»
Padre Gabriel, parroco di Gaza, ci ha accompagnati nel lungo percorso che ci ha portati a raccogliere
lettere, disegni e testimonianze dalla Striscia Gaza, in un tempo di grande violenza e sofferenza:
«Molte, moltissime volte, le armi causano mali e disordini ben più gravi del male che intendono eliminare»
«Le armi sono dannose e trasformano i bambini in orfani». Lo ha scritto uno dei nostri bambini rifugiati qui nella parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza quando ha voluto indirizzare una lettera ai produttori di armi.
È un fatto verificabile, una dura realtà, che dovrebbe spingere le persone a impegnarsi a non fabbricarle. Le armi non solo trasformano i bambini di famiglie in bambini senza famiglia, in orfani, ma trasformano anche le famiglie con figli in famiglie senza figli. Più di 20.000 bambini sono stati uccisi nella Striscia di Gaza. Secondo l'Unicef, più di 56.000 hanno perso uno o entrambi i genitori.
Decine di migliaia di altri sono rimasti feriti. Ricordo quando, in un momento di relativa calma durante la guerra, ho finalmente potuto fare una Tac dopo molto tempo a causa di un tumore in remissione. Ho potuto farla con l'unica macchina presente in tutta la città di Gaza. Entrando nella Tac... che orrore! Ricordo di aver visto, nel cerchio che circondava il mio corpo, la macchia del sangue dei feriti, feriti gravi che erano stati messi lì.
La questione è complessa, ma non impossibile da comprendere. Molte, moltissime volte, le armi causano mali e disordini ben più gravi del male che intendono eliminare. Dobbiamo anche tenere presente che, pure nei conflitti armati, la Chiesa e la ragione umana affermano la perenne validità della legge morale. Lo ha insegnato anche il Concilio Vaticano II: «Né per il fatto che una guerra è ormai disgraziatamente scoppiata, diventa per questo lecita ogni cosa tra le parti in conflitto»[1].
Molti vogliono creare più armi per diventare più ricchi, e molti vogliono armarsi per garantire, come si dice, pace e sicurezza. «La corsa agli armamenti non garantisce la pace»[2]. Forse la produzione di armi garantisce più ricchezza, ma anche la ricchezza ha i suoi limiti. Non vi darà pace, gioia e una sorta di vita "eterna" qui sulla terra senza problemi o ansie, e inoltre, un giorno dovrete lasciarvela alle spalle. Non tutto ciò che gli esseri umani possono materialmente fare è moralmente ammissibile. Come è possibile che la maggior parte degli esseri umani, nel loro più genuino buon senso, si chiedano come sia possibile e se non sia sbagliato? E che le persone più istruite, più colte e con più risorse non se ne rendano conto? San Giovanni Paolo II disse: «Insieme alla pace, il mondo desidera il disarmo. Il mondo ha bisogno del disarmo».[3] E aggiunse: «Può essere che ai nostri giorni, nessuna questione tocchi tanti aspetti della condizione umana come quella degli armamenti e del disarmo. Esso comporta aspetti scientifici e tecnici, aspetti sociali ed economici».[4]
«Non fabbricate armi!». Questo è l'appello più diretto e semplice della maggior parte degli uomini e delle donne che vivono su questa terra e in tutto il mondo. Dire "no" alla guerra, per quanto utopico possa sembrare ad alcuni, è un mandato di buona volontà e di buon cuore. Ma dire "no" alla guerra e non dire "no" alle armi non ha molto senso. Perché, che ci piaccia o no, le armi già prodotte motiveranno chi le possiede a usarle. «Di fronte alle battaglie che si combattono oggi, è della massima urgenza raddoppiare i nostri sforzi per spezzare la logica della guerra. Tutti hanno un ruolo necessario da svolgere in questo; tutti devono pronunciare congiuntamente quel “no” alla guerra; tutti, cittadini e governanti, sono tenuti a impegnarsi per impedirla. È sempre alla luce di questo 'no' che deve essere valutata la moralità del trasferimento di armi».[5]
Papa Francesco ammoniva: «Non è questo il tempo in cui continuare a fabbricare e trafficare armi, spendendo ingenti capitali che dovrebbero essere usati per curare le persone e salvare vite»[6]. Mentre Papa Leone XIV ha esortato tutti gli uomini di buona volontà: «La pace sia con tutti voi. Andiamo verso una pace disarmata e disarmante».[7]
Rifletti, caro fratello, su cosa è più sicuro. Che cosa ti dirà la tua coscienza al momento della tua morte? Cosa ti diranno i tuoi figli? Cosa ti dirà Dio? Inizia, smettendo di sostenere la produzione di armi. Non acquistare azioni di aziende e banche che "investono" nella produzione di armi. Non diventare complice del male. Al contrario, come diceva San Paolo, «non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene (Rm 12,21). Non lasciare che l'intelligenza artificiale sostituisca la tua intelligenza umana, né che la tua coscienza umana venga sostituita da una sorta di incoscienza generalizzata, in cui i valori umani vengono cancellati. Non farlo! E se lo hai fatto, cerca di rimediare. Sii umano! Non fare nulla contro il tuo prossimo e non contribuire, in alcun modo, a danneggiare un altro essere umano.
Papa Leone, ci dice: «La bontà è disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino. Il mistero dell’Incarnazione, che ha il suo punto di più estremo abbassamento nella discesa agli inferi, comincia nel grembo di una giovane madre e si manifesta nella mangiatoia di Betlemme. "Pace in terra" cantano gli angeli, annunciando la presenza di un Dio senza difese, dal quale l’umanità può scoprirsi amata soltanto prendendosene cura (cfr. Lc 2,13-14). Nulla ha la capacità di cambiarci quanto un figlio. E forse è proprio il pensiero ai nostri figli, ai bambini e anche a chi è fragile come loro, a trafiggerci il cuore (cfr. At 2,37). Al riguardo, il mio venerato Predecessore scriveva che «la fragilità umana ha il potere di renderci più lucidi rispetto a ciò che dura e a ciò che passa, a ciò che fa vivere e a ciò che uccide. Forse per questo tendiamo così spesso a negare i limiti e a sfuggire le persone fragili e ferite: hanno il potere di mettere in discussione la direzione che abbiamo scelto, come singoli e come comunità».[8]
«Dov'è tuo fratello?» (Gen. 4:10), chiese Dio a Caino. «Sono forse il custode di mio fratello?», osò rispondere Caino dopo l'omicidio di Abele. Allora Dio gli disse: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo».
Non so se vi è mai capitato di avere le mani sporche di sangue. Non lo posso augurare a nessuno. A noi è successo più di una volta. È quello che abbiamo sperimentato. Ma, grazie a Dio, era sangue che non avevamo versato noi. Eppure, il ricordo del sangue umano sulle nostre mani è molto forte. Chi è responsabile dello spargimento di sangue umano, che cosa può fare? Quel sangue versato, finché non sarà redento da un cambiamento di vita e dal Sangue di Cristo, rimane impresso in ogni coscienza umana che cercherà di purificarsene a tutti i costi, come Macbeth. Il tempo non può essere riportato indietro, nessuno può essere resuscitato dal potere umano, ma si può cambiare rotta. Convertitevi, cercate, per quanto possibile, di riparare l’offesa.
Chiunque tu sia, pensa a tuo figlio, a tuo nipote e ai figli e nipoti degli altri. Salva le vite! Il denaro non è tutto, e per quanto semplice e ovvia sia questa verità, spesso nella vita è necessario dire, e ripetere a se stessi: «No, non lo farò!». E, se lo stai già facendo, allora puoi dire: «Non lo farò più! Inizierò una nuova vita! Inizierò a riparare il danno che ho fatto!».
Non è impossibile. È alla tua portata. Ascolta la voce di quel figlio della guerra che, con tutta innocenza, ti dice: «Non farmi diventare un altro orfano, non farmi del male, non uccidermi». Smetti di fabbricare armi, fabbrica vomeri e falci (Isaia 2:2-5), affinché possiamo vivere un tempo migliore su questa terra e affinché tu stesso possa godere della pace interiore.
Ogni giorno, presso l'Altare della Pace a Gaza, offriamo il sangue immacolato di Cristo per la pace, per il riposo eterno di tutte le vittime, indipendentemente dalla loro religione o nazionalità. Inoltre, alziamo quotidianamente il calice della benedizione per tutti voi e per i vostri figli.
[1] Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, 79
[2] Cf. Catecismo della Chiesa Cattolica, 2315
[3] San Giovanni Paolo II, Messaggio alla II Sessione Speciale dell’ONU sul disarmo, Vaticano, 7.6.1982, nº 3
[4] San Giovanni Paolo II, Messaggio allá II Sessione Speciale dell’ONU sul disarmo, Vaticano, 7.6.1982, nº 4
[5] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Il commercio internazionale delle armi. Una riflessione etica. Roma, 1.5.1994, n. 4
[6] Papa Francesco, Messaggio Urbi et Orbi. Basilica di San Pietro, 12.4.2020
[7] Papa Leone XIV, Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace 2026, 8.12.2025
[8] Papa Leone XIV, Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace 2026, 8.12.2025

