Sud Sudan
«Chi rifiuta la violenza è più forte e coraggioso»
«Sembra che chi ha le armi e fa la guerra sia più forte. Ma, in realtà,chi rifiuta la violenza
è più forte e coraggioso». È uno dei molti video-messaggi che abbiamo ricevuto
dai bambini di Bentiu, grazie al vescovo Christian Carlassare di. Eccone alcuni
di Anna Pozzi
Bentiu è un agglomerato di baracche di fango, lamiera, bambù e teli di plastica. Tutti gli edifici in muratura sono stati distrutti dai bombardamenti, così come la centrale elettrica. File di piloni della corrente sfilano mesti lungo quel che resta della strada principale per poi perdersi nell’acqua degli allagamenti che circondano e minacciano tutto il territorio. Poco distante, un immenso campo sfollati ospita ufficialmente più di centomila persone, 130/140 mila secondo stime ufficiose. Sono fuggite dagli scontri e dai bombardamenti che hanno funestato il Sud Sudan all’indomani della conquista dell’indipendenza dal Sudan nel luglio del 2011. Solo il tempo di provare a rialzare la testa e a immaginare un futuro di pace e sviluppo e il Paese è sprofondato in una nuova guerra, questa volta fratricida, dal 2013 al 2018. «Sono stati anni difficili anche in regioni remote come questa – ci racconta il vescovo Christian Carlassare, missionario comboniano originario del vicentino-. Bentiu era una delle più grandi e fiorenti cittadine del Sud Sudan. Adesso non rimane quasi nulla. Gli allagamenti, poi, hanno reso la situazione ancora più difficile. Chi vorrebbe tornare a casa non può farlo perché terreni e villaggi sono sommersi, non ci sono più campi per coltivare e pascoli per gli animali».
E non c’è ancora una vera pace. Oltre ai continui scontri fra comunità, soprattutto a causa dei furti di bestiame e per antiche rivalità etniche, il governo centrale di Juba sta bombardando indiscriminatamente qua e là nel Paese per colpire e indebolire la fazione che fa riferimento al primo vice presidente Riek Macher, agli arresti domiciliari da marzo 2025. Di fatto, però, chi ne subisce le conseguenze più gravi sono soprattutto i civili.
«Tutto ciò rende complicato portare avanti qualsiasi processo di riconciliazione», fa notare il vescovo, che nel 2021 è stato lui stesso vittima di un attentato alla vigilia del suo insediamento in un'altra diocesi, quella di Rumbek, un po’ più a sud, di cui è tuttora amministratore. «La popolazione è stanca di conflitti. Ha visto e vissuto il dramma della guerra civile. Dopo quasi cinquant’anni di lotta di liberazione, si credeva davvero che si potesse vivere in pace e ci potessero essere migliori condizioni di vita per tutti e non solo per alcuni». È quello che chiedono ancora oggi i bambini di Bentiu.

Maluok: «Vogliamo che ci sia pace nel nostro Paese. C'è chi vuole fare la guerra e usa violenza. Non per questo ci dobbiamo adeguare a questa mentalità. Forse ci si ritrova a fare del male e unirsi a chi usa violenza per paura. Sembra che chi ha armi e fa la guerra sia più forte. Ma, in realtà, chi rifiuta la violenza è più forte e coraggioso».
Nyamuch: La pace è un dono prezioso per noi. Se sei arrabbiata con qualcuno piuttosto che litigare, puoi parlarne e trovare un accordo. Lasciamo da parte i litigi e le botte. Facciamo la pace.

Eliewa: Se c'è una persona che ti ha fatto del male, chiamala e dille che non vuoi che ci sia rabbia o risentimento fra voi. Da questo nascono le guerre che sono un grave problema dove tutti soffrono. Non è giusto fare la guerra, meglio fare pace.
Kenjok. Noi vogliamo la pace. E la pace comincia dentro i nostri cuori. Quindi riconciliati sempre con le persone specie quando c'è del rancore. Non conservare rabbia in cuor tuo. Dobbiamo impegnarci per la pace nel nostro Paese e nelle nostre comunità anche in parrocchia. Allora Dio ci benedirà con la pace.

La pace è unità. Unisce le persone affinché restino insieme. È l'unico mezzo per risolvere le controversie tra le persone, senza ricorrere alla forza fisica. Quindi la pace è un'alternativa alla guerra.
E quando le persone svolgono le loro normali attività quotidiane, hanno diritto di sopravvivere senza essere ostacolate da alcun tipo di difficoltà come l'insicurezza.
La pace è anche quando persone di diverse culture, identità, razze, religioni e molto altro interagiscono tra loro e coesistono pacificamente.
Quindi il mio consiglio per voi, miei cari cittadini, è di promuovere la pace nel nostro Paese, nel nostro Stato, nella nostra comunità, nella nostra casa, ovunque, e di amarci gli uni gli altri.



